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Diario
29 febbraio 2008
NUOVO SITO DEI GIOVANI DEMOCRATICI DELLA BASSA PADOVANA
E' ONLINE IL NUOVO SITO DEI GIOVANI DEMOCRATICI DI CONSELVE E DEL CONSELVANO!!!!!
www.gdconselve.netsons.org
Venite a visitarci e fateci sapere che ne pensate del nuovo sito!
| inviato da sgconselve il 29/2/2008 alle 22:29 | |
24 febbraio 2008
MALPENSA E LA FALSA QUESTIONE DEL NORD
Pubblichiamo un articolo di Gad Lerner tratto da repubblica sulla vicenda Alitalia-Malpensa
"Dopo vent´anni che raccontiamo il profondo Nord come nuova questione nazionale, la telenovela Alitalia-Malpensa mi costringe a dubitare: e se avessimo preso una cantonata? La questione settentrionale, alla prova dei fatti, non si è forse rivelata una bufala? Intendiamoci: il malessere per migliaia di posti di lavoro pericolanti, a causa dell´imminente taglio delle tratte Alitalia, è tutt´altro che un´invenzione. Di più: rischia oggi una débacle del suo modello clientelare la roccaforte leghista del varesotto, erogatrice di una raffica di incarichi pubblici eguagliata a suo tempo solo dall´Irpinia demitiana (ben la simboleggia Giuseppe Bonomi, ex assessore e deputato, già presidente di Alitalia e Eurofly, nominato per la seconda volta a capo della Società aeroportuale milanese).
La Confcommercio di Milano, Varese e del Sempione ha proclamato per venerdì prossimo una serrata simbolica, chiedendo a tutti gli esercenti di affiggere una locandina: "Per l´Italia. Sì a Malpensa, facciamo volare la Lombardia". Un leghista solitamente misurato come Roberto Maroni tuona contro Air France rievocando addirittura l´invasione napoleonica: «Torna l´occupazione centralista parigina». Mentre il governatore Roberto Formigoni parte all´attacco del governo romano che «ha gettato la maschera: è contro il Nord. Ha detto no a una moratoria chiesta in modo unanime da tutti, dalle istituzioni all´economia ai sindacati».
È paradossale, nella zona a più alta concentrazione industriale del Paese, constatare che sia Malpensa sia l´avveniristica Fiera di Rho rischiano il declino tipico delle cattedrali nel deserto.Sempre nuove fiere internazionali di successo trovano sede a Torino, Verona, Vicenza. Proliferano in tutto il Nord aeroporti capaci di un forte incremento di traffico: da Venezia a Villafranca, da Orio al Serio a Linate, da Caselle a Genova, e poi Trieste, Cuneo, Bolzano, presto Treviso. Milano sembra affidare all´incognita della vittoria su Smirne per l´assegnazione dell´Expo 2015 (speriamo bene) gran parte del suo sviluppo futuro. Così intorno al nodo Malpensa si rinnova il tentativo di fornire una capitale lombarda a questo settentrione dinamico ma contraddistinto da spinte centrifughe. La Padania titola: "Malpensa simbolo della riscossa del Nord". Ma per farlo non basta protestare, bisogna andare a Roma a battere cassa. Perché la Padania non esiste, le sue regioni e le sue province - ma soprattutto la sua economia - seguono direttrici di sviluppo per lo più separate. Liberisti a parole, i rappresentanti politici del malessere nordista mascherano dietro alla richiesta di una "moratoria" - parola di moda, ma quanto mai vaga - l´ennesimo ricorso alla spesa pubblica.
I contribuenti italiani che pagano già un milione di euro al giorno le perdite di un´Alitalia trascinata sull´orlo del fallimento, dovrebbero sobbarcarsi pure il sostegno a un´infrastruttura sino a oggi incapace di trovare alternative di mercato. E la famosa cordata degli imprenditori che, con la regia di Intesa Sanpaolo, hanno manifestato interesse a investire su Malpensa? Al dunque pare che siano disposti a investire solo gli spiccioli, contando che a pagare sia come al solito pantalone. Già sono stati varati stanziamenti per ammortizzare la crisi ma - a nome del Nord - viene chiesto di moltiplicarli e nel frattempo di bloccare i francesi. È significativo che, nonostante i ripetuti appelli a lui rivolti, Silvio Berlusconi si sia ben guardato dal chiedere al governo lo stop della trattativa esclusiva con Air France per la cessione di Alitalia. Il Cavaliere si limita ad esprimere un generico rammarico per la perdita della compagnia di bandiera, ma è ben lieto che la gatta da pelare spetti ancora a Prodi e a Padoa-Schioppa. Nessuno dei governi precedenti si era preso la briga di operare chirurgicamente il malato Alitalia. Ora sarebbe imbarazzante, nel corso di una campagna elettorale all´insegna del libero mercato, riproporre logiche da carrozzone pubblico. Il malessere che da decenni si manifesta come condizione esistenziale unificante il Nord, ma anche le felici trasformazioni del tessuto urbano e il dinamismo di tante economie locali, si sono tradotte in una consolidata egemonia del centrodestra.
Ma intorno a Malpensa anche il centrodestra si divide fra protesta e proposta. Non sarà facile tenerli insieme dopo la campagna elettorale. Perché la crisi di Malpensa rivela finalmente che non può esistere il Nord come nazione. Ci hanno provato in tanti, e in tutti i modi: la fiaba sta perdendo il suo appeal suggestivo. La Lega, che al sogno padano affida per intero il suo destino - al punto di retrodatarlo nelle improbabili origini celtiche - lo ha capito benissimo e non a caso drammatizza Malpensa come questione di vita o di morte. Ma non può negare che nei suoi dodici anni di vita il parlamento padano sia rimasto, agli occhi dei suoi stessi sostenitori, una parodia. Neppure è mai nata una leadership omogenea dell´imprenditorialità settentrionale: dal napoletano Antonio D´Amato fino al "romano" Luca Cordero di Montezemolo, la Confindustria s´è ben guardata dall´assecondare spinte nordiste, e niente lascia supporre che la mantovana Emma Marcegaglia muti la rotta. Ma è significativo che siano risultati velleitari anche i numerosi tentativi di dare vita a un assetto federale - o addirittura confederale - nelle formazioni politiche di centrosinistra.
Gli innumerevoli annunci di nascita del Partito democratico del Nord lanciati dai vari Cacciari, Chiamparino, Penati - talvolta minacciosamente secessionisti nei confronti dell´egemonia romana - sono stati felicemente dissolti dalla candidatura a premier dell´ex sindaco della capitale. Se in vent´anni nessuna Padania ha preso forma significativa che non fosse quella della protesta, vorrà pur dire qualcosa. Giustamente, ormai, anche Formigoni scalpita in vista di un approdo governativo romano, possibilmente avendo trovato una pezza alla crisi di Malpensa. Dopo tanti fumosi dibattiti su federalismo e secessione, forse dovremo riconoscere che il Nord è una società dinamica, irrequieta, in perenne ebollizione, capace di valorizzare talenti, ma il Nord non diventerà mai un´istituzione. Ce lo suggerisce anche la vasta ricerca di Giuseppe Berta appena pubblicata dagli Annali Feltrinelli.
Smettiamola dunque di fantasticare sul profondo Nord. E cerchiamo piuttosto soluzioni non ideologiche per le sue reti infrastrutturali tra cui può benissimo trovare spazio un hub Malpensa non più aggrappato all´Alitalia, sua rinsecchita mammella. L´assistenzialismo resta una soluzione sbagliata anche se declinato in lumbard. Sbaglierò, ma prevedo che la questione settentrionale finirà presto di essere uno specchietto acchiappavoti. Magari s´intensificheranno le rivendicazioni localistiche e, peggio, l´ostilità xenofoba. Archiviando però un nazionalismo fasullo e le liturgie del dio Po"
| inviato da sgconselve il 24/2/2008 alle 18:43 | |
22 febbraio 2008
UNA GENERAZIONE NUOVA
Una generazione nuova"Cambiare pagina è anche questo: cercare le persone che con la loro passione e il loro impegno civile portino passione nella politica. Facciamo crescere una generazione nuova". Walter Veltroni
“Non si tratta di una persona del mondo dello spettacolo ma è una giovane italiana di qualità, come i tanti ragazzi che nel mio giro d'Italia sto incontrando. I loro talenti la loro capacità sono una delle risorse di questo paese, dobbiamo far irrompere questa generazione nella politica”. Le parole di Walter Veltroni si riferiscono a Marianna Madia, economista 27enne scelta come capolista del Pd nel Lazio, ma valgono per centinaia di ricercatori nel nostro Paese, e all'estero, come il gruppo che da Boston ha scritto una lettera aperta al Pd.
La ricerca torna sulle pagine dei giornali a causa del decreto che ha eliminato i limiti introdotti dalla Bossi-Fini alla selezione di ricercatori stranieri nelle nostre università. La ricerca è tra i dodici punti programmatici presentati da Veltroni all'Assemblea Costituente della scorsa settimana. Ora la ricera irrompe nella selezione delle liste, con scelte come quella della Madia affianco a quella di Umberto Veronesi, l'oncologo di fama mondiale, come capolista del Pd per il Senato in Lombardia.
Per il segretario del Pd si tratta di scelte dettate non solo da "curriculum e carte d'identità, ma anche dalla volgia di rendere protagonista la società. Voglio ringraziare prodi, Visco, Pinza, Violante, Amato, Mattarella che hanno scelto di non ricandidarsi per lasciare un posto nella politica ai più giovani. Facciamo posto a una generazione nuova. Nelle istituzioni, in parlamento, come negli enti locali e nei ceti dirigenti, da dove è stata per troppo tempo esclusa".
Marianna Madia ha ringraziato Veltroni e il Pd “per aver accolto la dote che vi posso offrire, la mia straordinaria inesperienza. Per tutti i giovani che si avvicinano alla politica è il momento di interessarsi direttamente alal costruzione del proprio futuro, da vivere sulla propria pelle". Poi ha indicato i suoi tre punti programmatici: “la salvaguardia della terra, che respira mentre dovremmo prendere le decisioni che la salveranno. C'è il valore del tempo: dobbiamo ritrovare il tempo delle idee e dell'amore, così da ascoltare se stessi e gli altri altrimenti a chi parla la politica? Poi va ribadito il ruolo delle donne. I diritti acquisiti vanno difesi e dobbiamo portare nell’economia e nella politica un po’ di femminilità, smettendola di pensare secondo un modello maschile”.
Soddisfatto Veltroni: “Quando guarderò il gruppo del Pd nella prossima legislatura potrò vedere caratteristiche che in politica non si vedevano da tempo, cambiare pagina è anche questo!
| inviato da sgconselve il 22/2/2008 alle 22:54 | |
20 febbraio 2008
VISIONE DI VENT’ANNI PER FORGIARE IL FUTURO
di Cristina Bonetti
Fabio Fazio, nel corso della sua trasmissione di qualche giorno fa, intervistando l’onorevole Pierferdinando Casini, ha fatto la domanda chiave da rivolgere a tutti i politici: «che idea ha dell’Italia fra vent’anni?». Nei processi di gestione aziendale la risposta a questa domanda è contenuta nella cosiddetta «vision». Come realizzare il sogno, la «vision» appunto, è definito nelle poche righe della missione aziendale. Tutti gli individui che si riconoscono in questo, guidati dai leader, «remano» nella stessa direzione per raggiungere gli obiettivi. La politica, sia pure su di una dimensione molto più complessa e su di una scala molto più grande, ha gli stessi compiti, dalla notte dei tempi. L’onorevole Casini è rimasto basito e, molto probabilmente, molti altri politici al suo posto avrebbero reagito allo stesso modo. Ha balbettato delle risposte: «L’Italia a vent’anni? Che roba è? Che domanda è? - avrà pensato - che c’entra questa domanda con la politica?». Quando l’onorevole Prodi è salito a Palazzo Chigi con il ministro Padoa-Schioppa, l’Italia stava per perdere l’ultimo treno per rimanere agganciata all’Europa e ai Paesi avanzati: i fondamentali dell’economia erano, oggettivamente, a catafascio. In simili casi è impossibile operare una politica dei redditi: bisogna «tirare la cinghia», non c’è altra ricetta e, infatti, sono stati rimessi a posto la maggior parte dei fondamentali economici.
Ora si poteva pensare al domani, sia pure senza distogliere mai lo sguardo dall’enorme dimensione del debito pubblico che continua a crescere. Certo, per poter costruire il futuro, bisogna superare la dimensione delle lobby corporative e per fare questo, servono le riforme, perché senza una maggioranza forte e stabile nessuno se la sente di affrontare le corporazioni. Ma, ancora, benché tutto questo sia chiaro, nessuno sa quale sarà il futuro del Paese. Si parla del futuro degli Usa, del colosso cinese, dei Paesi emergenti, e di noi? Ma di cosa si occupa, la classe politica? Cosa vuol dire fare politica? Quale preparazione bisogna avere? Perché, anche noi cittadini, lasciamo scivolare tutto su di un linguaggio banale? Il dibattito sui costi della politica va sostituito con la visione del futuro, la logica del non essere mai d’accordo (quale livello di genialità è necessario possedere per «non essere d’accordo»?) va sostituita con la capacità di fare proposte articolate, alla logica degli interessi di partito va sostituita la logica dell’interesse collettivo del Paese, quello che può creare una identità nazionale. Solo così potremo avere un futuro, far emergere un leader, avere una visione, un sogno e magari pensare in grande! Da dove cominciare? Il processo che porterà a costruire una nuova classe politica, moderna, preparata ad assumere la guida del Paese, sarà lungo e deve ripartire dalla scuola e dalle scuole di formazione politica. L’attuale classe ha già perso (14% di consenso nel Paese) e dimostra, in questi giorni, di non capire l’emergenza del Paese che è quella di sopravvivere ai cambiamenti planetari. A vent’anni, appunto.
Ma i cicli economici di questo mondo globalizzato sono tremendi e non lasciano respiro. Il capitale finanziario sta concentrando i suoi mezzi in aree specializzate. All’Italia non spetta più l’agricoltura (niente estensioni), non la produzione industriale di massa (niente materie prime), neppure più alcune forme di turismo come quello da spiaggia (destinato ad aree emergenti), la produzione di energia richiede fonti che non possediamo. Le nostre risorse sono il Paese intero! L’arte e la cultura, il territorio, la rete di università, i giovani e le persone, le famiglie e gli immigrati, il gusto del bello e la capacità di nicchia, la creatività. Il compito titanico della nuova logica politica sarà quello di metterle insieme, in rete di interessi e di capacità produttiva, verso una nuova visione. Il compito economico è quello di determinare un nuovo modello di produzione che vede nel territorio e nella sua rete di competenze, saperi, attitudini, persone, interessi, un prodotto complessivo da mettere nel mercato globale dell’offerta. Il nuovo centro di gravità economico e sociale sarà il territorio complessivo, l’area vasta, che per possibilità di offerta, contiene le omogeneità necessarie a proporsi. Non saranno più solo l’impresa, il distretto o la pubblica amministrazione a determinare le sorti delle persone, il fatto di stare bene o male, di risiedere o emigrare, ma tutti questi insieme in una rete di competenze. La politica deve creare le condizioni perché il territorio si allinei, in una identità, per permettere di offrire beni e servizi nel mercato globale, dove il cliente (sia esso cittadino residente, turista, immigrato, operatore economico o studente) trovi tutto quanto desidera per preferire quel luogo anziché un altro. Le imprese, da quelle micro a quelle grandi, forniranno le competenze tecniche necessarie a sfornare prodotti e servizi, le Università garantiranno la ricerca, la preparazione delle competenze e dei saperi, la connessione con il resto del mondo. La pubblica amministrazione garantirà, in maniera efficiente, che tale modello si realizzi, secondo regole condivise ma con grande velocità perché non c’è tempo. Burocrazia come controllo delle regole. Partiamo dal basso in attesa che la Politica Nazionale approdi a una nuova fase positiva. Creiamo una rete locale di «persone nuove» nei diversi ceti sociali ed economici, creiamo la visione del nostro territorio: cosa saremo tra vent’anni? Allineiamo queste persone di buona volontà e cominciamo a lavorare a questo nuovo modello di sviluppo. Rimettiamo la famiglia al centro del pensiero, nelle sue diverse articolazioni, la sua felicità e la sua continuità. Non solo a parole, ma nei fatti. La nostra area vasta è ricchissima: l’area termale, il centro storico, arte e cultura, le riviere, i colli, il centro logistico, i servizi, l’università, l’ospedale. E nei dintorni? Venezia e le altre città venete, le Dolomiti e il Cadore, il delta del Po. Non ci manca nulla. Costruiamo il nostro futuro. Subito.
Cristina Bonetti responsabile economico PD Padova
| inviato da sgconselve il 20/2/2008 alle 18:28 | |
17 febbraio 2008
PARTITO IL TOUR ELETTORALE DI VELTRONI
"Il Pd sta risalendo a velocità impressionante. Ora la distanza che ci divide dal Pdl è di appena 6 punti. Un po’ più di due, li abbiamo recuperati nell’ultima settimana”. Prima tappa del tour elettorale di Walter Veltroni, primo bagno di folla per il leader del Partito democratico. Parte da Pescara il viaggio nelle 110 province italiane che il candidato premier ha deciso di affrontare per portare il suo messaggio di novità, di speranza, di amore per l’Italia.
Una folla, quella radunata a Pescara, a cui Veltroni rivolge le sue parole, le parole di chi ha deciso di cambiare lo schema politico nazionale, di chi ha mutato il registro delle ultime campagne elettorali. “La competizione è tra noi e una forza di destra, il Pdl, la scelta che i cittadini dovranno fare è se tornare al già visto, a chi si è già candidato cinque volte e che ha già governato per sette anni, sapendo che così si continuerà come in questi quindici anni o votare per noi facendo una scelta nuova, un partito nuovo, una leadership nuova e liste nuove”.
Un nuovo assetto, una svolta, insomma, che stabilisca come una delle sue priorità l’obiettivo di fare innanzitutto il bene del Paese. “Se continuiamo a dividere tutti - dice Veltroni - imprenditori contro lavoratori, Nord contro Sud, giovani contro vecchi e se continuiamo ciascuno a difendere il proprio privilegio il Paese andrà a pezzi. Oggi noi vogliamo riunire l’Italia. A forza di seminare cattivi sentimenti, egoismo, antagonismo, a forza di cancellare lo spirito solidale, in Occidente la società ha perso il senso di sé - ha detto Veltroni - c’è più infelicità e paura che speranza”.
Ridare la speranza. Concetto chiave attorno alla quale sta ruotando il nuovo modo di intendere la società e la politica del Pd. Un concetto che la gente comune sta cominciando a recepire, e a dimostrazione di ciò, giungono i numeri, che parlano di un’inversione di rotta nelle ultime settimane. La distanza - “lo dicono i giornali, io non faccio sondaggi” sottolinea Veltroni - tra Pd e Pdl è ormai solo di 6 punti, più di due sono stati recuperati nell’ultima settimana. “La nostra rimonta - afferma - è il desiderio del Paese”.
Sicuramente, un fattore determinante che sta alla base di questi numeri è la forte disgregazione e confusione che regna nel centrodestra. E’ a causa del tentativo delle altre forze politiche di dare una risposta all’altezza della novità rappresentata dal Pd che si è giunti a questa situazione. “Prima - dice Veltroni rivolto alla gente di Pescara - c’era un centrodestra, poi con la decisione di rompere con il centro, con la componente più moderata e appartenente al Ppe, si è fatta un’alleanza con An e la Mussolini”.
Questa è la novità politica, osserva Veltroni “non la commento ma registro che ora c’è una destra, il Pdl, un centrodestra con Casini, la Rosa Bianca al centro e poi il centrosinistra con il Pd e la sinistra radicale”. In questo senso, riconosce il segretario del Pd, la scelta di Pier Ferdinando Casini di "chiamarsi fuori" dal Pdl "é stata coraggiosa. Hanno capito che l’idea di andare con un caravanserraglio non era possibile e così tutti si sono chiamati fuori, l’ultimo è stato Casini facendo una scelta coraggiosa”.
Un centrodestra in fase confusionale, quindi. Un partito - forse meglio definibile come un cartello elettrorale - il Pdl, in evidente difficoltà. “Qualche giorno fa - sottolinea Veltroni, riferendosi all’intervento di Silvio Berlusconi a “Porta a Porta” - abbiamo visto il leader dello schieramento a noi opposto dietro una scrivania in Tv, la stessa scrivania di 7-9-11 anni fa, in visibile imbarazzo perché sapeva che le cose che aveva detto anni prima seduto a quella scrivania non si erano realizzate”.
Promesse non mantenute, “non solo per una responsabilità personale ma perché questo sistema non lo consente”. Ben diversa è la novità politica rappresentata dal Pd. Per la prima volta dopo tanti anni, un grande partito si presenta alle elezioni con un suo programma condiviso, una squadra coesa e una leadership forte e riconosciuta. E le cose da fare sono tante, come anticipato ieri dallo stesso Veltroni nel corso del suo intervento davanti all’Assemblea costituente. "Le dodici proposte che abbiamo presentato ieri sono in primo luogo aumento dei salari e aiuto alle donne e ai figli, perchè oggi gli italiani fanno fatica ad arrivare a fine mese. Dobbiamo e possiamo farlo, non è una proposta demagogica".
"Il fisco - spiega ad esempio Veltroni - può calare, riducendo la spesa pubblica è possibile farlo, ma non la spesa sociale piuttosto le sacche di inefficienza delle istituzioni e gli sprechi tra cui l’assurdo costo della politica italiana". Il leader del Pd ribadisce così uno dei punti del suo programma elettorale. "Non abbiamo bisogno di mille parlamentari con certi stipendi, serve una politica più sobria e più forte".
Veltroni, da Pescara, annuncia poi un’altra candidatura molto significativa, quella dell’ex prefetto e attuale vicecapo della Polizia Luigi De Sena come capolista al Senato in Calabria. “E’ una regione molto importante - sottolinea Veltroni - dive il Pd vuole essere il partito della legalità e della moralità pubblica”. La Calabria una regione importante, come l’Abruzzo del resto, a cui il leader del Pd rivolge il suo appello. “Il 13 aprile l’Italia sceglierà il nuovo e il futuro. L’Abruzzo secondo i sondaggi pubblicati dai giornali di oggi è una delle regioni in bilico: fate voi...”. A giudicare dall’affetto e dalla passione dimostrate dal popolo di Pescara, c’è da fidarsi...
Veltroni ricorda il giudice Emilio Alessandrini Nella sala della biblioteca provinciale Veltroni, incontradno il figlio Massimo e l’associazione che porta il nome del magistrato, ricorda così il giudice ucciso nel 1979 dai terroristi di prima linea mentre indagava sulla strage di piazza Fontana.
"In quegli anni di odio e violenza tanti uomini sono stati l’espressione straoridinaria di un paese fantastico, hanno sacrificato la propria vita per continuare a fare fino in fondo il loro dovere. Dobbiamo coltivarne la memoria per poter costruire un futuro migliore. Dobbiamo avere piena consapevolezza degli errori che hanno insanguinato il passato del nostro paese. La follia del terrorismo, una follia ideologica che ha mietuto vittime tra i servitori dello Stato e che ha ucciso molti ragazzi che follemente si sono fatti prendere da quella spirale. Il terrorismo è stata la pagina più scura del nostro dopoguerra. Ricordiamo quella pagina stando, oggi come alora, dalla parte di chi difende le istituzioni e la democrazia. Se non vogliamo che quel fenomeno riemerga, dobbiamo dire con la massima determinazione che ogni violenza deve essere condannata. Mai nessuna forma di violenza può essere giustificata".
| inviato da sgconselve il 17/2/2008 alle 21:14 | |
16 febbraio 2008
VELTRONI , ECCO I 12 PUNTI DEL SUO PROGRAMMA ELETTORALE

Ecco in sintesi, le "dodici proposte innovative per cambiare l'Italia" che il candidato premier del Pd le ha esposte alla platea dell'assemblea costituente del Pd.
Primo. Scegliere come priorità infrastrutture e qualità ambientale. No alla protesta Nimby e sì al coinvolgimento e alla consultazione dei cittadini. Sì agli impianti per produrre energia pulita, ai rigassificatori, ai termovalorizzatori e all'Alta Velocità e al completamento della Tav.
Secondo. Innovazione del Mezzogiorno. No ad una "politica per il Mezzogiorno che disperda fondi in una miriade di programmi, mentre diciamo sì ad una drastica e veloce revisione dei programmi europei.
Terzo. Controllo della spesa pubblica. Il governo Prodi ha risanato e migliorato i conti pubblici. Per questo il nostro slogan è spendere meglio, spendere meno.
Quarto. "Fare quello che non è mai stato fatto": ridurre le tasse ai contribuenti leali ai lavoratori dipendenti e autonomi. A partire dal 2009 un punto in meno di Irpef ogni anno per tre anni
Quinto. Investire sul lavoro delle donne. Noi vogliamo trasformare il capitale umano femminile in un asso per la partita dello sviluppo.
Sesto. Il problema della casa. Aumentare le case in affitto e "costruzione di circa 700 mila nuove case da mettere sul mercato a canoni compresi tra i 300 e i 500 euro".
Settimo. Invertire il trend demografico mediante l'istituzione di una dote fiscale per il figlio. 2500 euro al primo figlio e aiuti per gli asili nido.
Ottavo. L'università. Cento nuovi campus universitari e scolastici entro il 2010.
Nono. Lotta alla precarietà, qualità del lavoro e sua sicurezza. I giovani precari dovranno raggiungere il minimo di 1.000 euro mensili.
Decimo. La sicurezza. Maggiori fondi per le forze dell'ordine e certezza della pena come uno dei cardini dell'azione di governo del centrosinistra.
Undicesimo. Giustizia e legalità. Da troppi anni c'è uno scontro nel Paese. Nell'ordinamento verrà inserito il principio della non candidabilità in Parlamento dei cittadini condannati per reati gravissimi connessi alla mafia, camorra e criminalità organizzata o per corruzione o concussione.
Dodicesimo. L'innovazione. Portare la banda larga in tutta l'Italia, garantire a tutti una tv di qualità, superare il duopolio tv e correggere gli eccessi di concentrazione delle risorse economiche.
| inviato da sgconselve il 16/2/2008 alle 16:2 | |
12 febbraio 2008
ASSEMBLEE DI ZONA DEI GIOVANI DEMOCRATICI
i giovani elettori delle primarie chiamati alle assemblee in tutta la provincia di Padova
ELENCO DELLE ASSEMBLEE DI ZONA DEI GIOVANI DEMOCRATICI:
I Giovani Democratici hanno organizzato una serie di assemblee in tutte le zone della Provincia di Padova, aperte a tutti i giovani che hanno votato alle primarie del 14 Ottobre, ma aperte a tutti coloro che vogliono conoscere e impegnarsi nell’attività del gruppo. Se sei interessato, guarda qual è l’assemblea più vicina al tuo Comune!
Venerdì 22 Febbraio alle ore 21.00 all’assemblea aperta presso la Casa delle Associazioni in via Dante Alighieri,9 (quartiere Sant’Anna) a Piove di Sacco.
Venerdì 22 Febbraio alle ore 21.00 all’assemblea aperta presso la sede del Partito Democratico in Via Beato Pellegrino, 16.
Lunedì 25 Febbraio alle ore 21.00 all’assemblea aperta della città presso la sala civica Nassirja di Este (via Mezzaluna, dietro al Municipio) .
Lunedì 25 Febbraio alle ore 21.00 all’assemblea aperta presso il Crc (Centro Ricreativo Culturale) ad Abano Terme in via Donati, 1.
Martedì 26 Febbraio alle ore 21.00 all’assemblea aperta presso la Sala Consiliare di S.Giorgio in Bosco .
Mercoledì 27 Febbraio alle ore 21.00 all’assemblea aperta presso la Sede dell’Ulivo di Conselve (via Terrassa, 27) .
Giovedì 28 Febbraio alle ore 20.45 all’assemblea aperta presso la Sala Filarmonica di piazza Vittoria a Camposampiero(lungo la strada regionale che da Padova va a Castelfranco Veneto).
Giovedì 28 Febbraio alle ore 21.00 all’assemblea aperta presso la Sala Polivalente “Perlasca” di Busa di Vigonza in Via A.Moro, 17 .
| inviato da sgconselve il 12/2/2008 alle 23:15 | |
10 febbraio 2008
La nuova politica, la nuova Italia : Veltroni e un futuro possibile
«Noi siamo il nuovo, loro il vecchio»
Il Pd ha fatto una scelta «unilaterale e coraggiosa» di correre non tanto da solo ma «libero» dai condizionamenti di una coalizione costruita solo «contro», mentre il centrodestra si muove secondo vecchie logiche, «loro sembrano preoccupati più di come vincere che di stabilire perché vincere». Il segretario del Pd Walter Veltroni, formalizzando la propria candidatura alla presidenza del Consiglio, sottolinea con forza la differenza tra la scelta, che lui definisce «coraggiosa», del Pd di cambiare il vecchio schema di alleanze e la strategia della Cdl: «Hanno già governato l'Italia per sette anni e propongono di tornare a farlo esattamente con gli stessi di prima».
Parlando a Spello, in Umbria, davanti al convento di San Girolamo affacciato su una splendida vallata con i colori di una quasi primavera anticipata, Walter Veltroni ha fatto nel suo «discorso agli italiani» una critica forte alla politica «miope» incapace di affrontare «i problemi del Paese» e impegnata solo a porre «veti» e ad alimentare «divisioni». Il Pd, ha aggiunto, vuole fare dell'Italia un paese «grande e lieve».
«Il Partito democratico - dice Veltroni - ha deciso di rompere il vecchio schema politico, quello delle grandi alleanze pensate solo per battere l'avversario, e di aprire la strada ad un bipolarismo nuovo, fondato sul primato dei programmi e sulla garanzia della loro attuazione». Sottolinea il segretario del Pd: «Noi ci presentiamo agli italiani con una chiara proposta di governo: il programma, una leadership, una squadra coesa e affiatata». Insiste Veltroni: «Noi vogliamo voltare pagina, noi diciamo: non cambiate un governo, cambiate l'Italia. Cominciamo. Cominciamo a farlo insieme. Trasformiamo l'Italia».
La politica deve rinnovarsi profondamente, «gli italiani non ne possono più di piccoli interessi e di vedute ristrette: l'Italia non si deve rialzare. L'Italia è in piedi. Sono in piedi gli italiani. È la politica che si deve rialzare». Per il segretario del Pd «la stragrande maggioranza degli italiani è stanca di una politica come questa, che crea una conflittualità esasperata e la usa come alibi per non affrontare i veri problemi del paese». Soprattutto, insiste, «gli italiani capiscono quando poche minoranze cercano di imporre la propria visione come fosse una verità indiscutibile, senza curarsi del fatto che così si alimentano solo divisioni, contrapposizioni, conflitti che non portano a nulla. Gli uni contro gli altri armati, sempre e comunque, costi quel che costi». Ma, avverte il segretario del Pd, «gli italiani vogliono altro, meritano altro perché sono altro».
Per Veltroni la politica negli ultimi anni si è rivelata troppo spesso «miope» e il Pd «è nato per dare alla politica un respiro nuovo». «Guai - avverte - se il Pd dimentica che il potere è un mezzo e non un fine. La politica è un rapporto reale con la vita dei cittadini». «Il Pd nasce per far riamare la buona politica», per dimostrare che «è possibile cambiare l'Italia: la scelta è tra passato e futuro».
La piattaforma programmatica vera e propria Walter Veltroni la presenterà la prossima settimana all'assemblea costituente del Pd ma alcuni punti, a cominciare dall'obiettivo di ridurre le tasse, li ha anticipati già oggi. «Oggi è possibile ridurre le tasse e aumentare gli stipendi - ha spiegato Veltroni - ma solo perché la lotta all'evasione fiscale e il risanamento finanziario ha dato risultati straordinari». Veltroni lancia quindi uno slogan e cita il lavoro svolto da Prodi: «Pagare meno, pagare tutti. Grazie al lavoro svolto dal governo Prodi è possibile». Il segretario del Pd, inoltre, ha fatto anche un accenno «all'ambientalismo del fare» che a suo giudizio «può diventare un formidabile volano di sviluppo».
(Fonte Unità)
| inviato da sgconselve il 10/2/2008 alle 15:7 | |
9 febbraio 2008
Bersani: «Soli al voto con le nostre radici di sinistra»
Pubblichiamo l'intervista di di Ninni Andriolo al ministro Bersani
 I sondaggi che premierebbero la Cdl? «C’è qualcosa che non torna». Pierluigi Bersani non crede che gli elettori possano riconoscersi «nella foto sbiadita di gruppo» dei leader Cdl. E il Pd ha le carte in regola per inviare al Paese un messaggio netto. «L’andar da soli, in realtà, è una derivata della necessità di parlar chiaro al Paese, ma in un quadro di rapporti positivi con tutto il centrosinistra». Secondo il ministro, però, occorre far convivere «continuità e discontinuità». E non servono gli «strappi con il prodismo».
Il Pd? Statuto e Carta dei valori definiscono il profilo di una forza «che riafferma radici popolari, solidali, progressiste e di sinistra». Altro che partito di centro, quindi. Ministro, da dove riparte una campagna elettorale che, in realtà, non si è mai interrotta? «La prima buona abitudine di una campagna elettorale è ricordarsi che c’è un avversario...»
Perché, non è chiaro? «Il nostro avversario è il centrodestra e questo deve essere ancora più chiaro. È la Cdl che deve pagare il prezzo di avere imposto al Paese, per ben due volte, una legge elettorale assurda che consente ai partiti, a prescindere da ogni loro procedura democratica, di nominare senatori e deputati. Una legge che ha dei buchi, come ha sancito la Corte costituzionale. Una legge che provoca instabilità».
La destra vorrebbe riformare quelle norme dopo le elezioni... «Cosa significa “dopo”? Che prima giochi e poi fai le regole? Ma così imbrogli».
Lei non crede alla legislatura costituente, quindi? «Siamo sempre stati disponibili a fare le regole del gioco in Parlamento. Sono stati gli altri a tirarsi indietro». E la grande coalizione? Da destra si sente suonare anche questa musica...». «Capisco chi ne parla, ma vorrei sapere chi ci crede. Gli stati di necessità possono sempre determinarsi, per carità. Ma solo un sognatore può pensare che Berlusconi possa mettere in conto di vincere per poi governare insieme a qualche altro. Qui si vince o si perde, punto. Dopodiché, per l’amor di Dio, le regole vanno cambiate e vanno cambiate assieme».
E basterà mettere il dito nella piaga del “porcellum” per vincere? «Voglio ricordare che Berlusconi ha chiuso rapidamente il libro della riorganizzazione del centrodestra. E che per mesi abbiamo assistito a discussioni piuttosto animate che prospettavano novità...
Allude al popolo delle libertà? «Appunto. Quel libro lo hanno chiuso in quarantott’ore, perché tutti hanno pensato solo ad afferrare il malloppo elettorale. Con il risultato che noi dovremmo farci governare da una foto di gruppo, già sbiadita nel 2006, che ci ripropone una compagnia che risale al 1994»
Berlusconi, Fini, Bossi e Casini... «Ecco, in quella foto è impossibile intravedere un piccolo angolo di futuro per il Paese».
E un Pd ancora in gestazione quale futuro potrà indicare? «Noi ci mettiamo un po’ di rischio e un po’ di futuro in questa campagna elettorale. Le scelte le abbiamo compiute già quando decidemmo di fare il Partito democratico, riconoscendo che la riforma del sistema doveva partire dal lato della politica. Con uno sforzo di ricomposizione e di semplificazione che rispondesse all’esigenza di parlare un linguaggio più chiaro».
Un’operazione che puntava al Pd timone del centrosinistra, non già al Pd che va da solo... «Non è che siamo arroganti o abbiamo voglia di solitudine. L’andar da soli, in realtà, è una derivata della necessità di parlar chiaro a un Paese che ha bisogno di essere risollevato. Di nominare riforme che abbiano un nome e un cognome e di spiegare che le tasse devono pagarle tutti se tutti vogliono pagarle meno, e che le professioni vanno riformate, e che in un ciclo dei rifiuti ci devono stare anche i termovalorizzatori. Noi vogliamo aggregare attorno a proposte chiare. Tutto questo, però, lo puoi fare assumendoti un rischio. E nel rischio stesso c’è un messaggio: l’idea di una politica che scommette qualcosa».
Sì, ma un Paese si guida con i numeri e con le alleanze... «Intanto i numeri si contano alla fine. In ogni caso, la scelta di parlar chiaro al Paese deve avvenire in un quadro di relazioni positive con tutte le forze del centrosinistra, con le quali abbiamo e dovremo avere tantissime convergenze sul piano programmatico. A partire dai luoghi dove già governiamo assieme. E ricordandoci sempre, appunto, che il nostro avversario è il centrodestra».
Il problema del Pd è non dire prima del voto ciò che si potrebbe dire dopo? E con chi farete il governo in caso di vittoria? «Il meccanismo elettorale è fatto in modo che o sfondi o non sfondi. Dopodiché non è detto che un solo partito debba reggere il governo. Noi, oggi, proponiamo un soggetto, che io credo sia in espansione, e avanziamo nella chiarezza le nostre proposte. Gli eventuali punti di compromesso per un’azione di governo sono sul tavolo del Paese, nella legittimità assoluta. E non nell’implicito o nell’uso stiracchiato di un aggettivo».
E adesso? Perché Pannella e Bonino “no” prima ancora che il Pd metta in campo un programma? «Si parte sempre dai contenuti per verificare la possibilità di aggregazione, ma stavolta non a prezzo di confusioni o balbettii».
Ministro, il Pd archivia l’Unione e sembra voler creare una cesura anche con Prodi. Letture errate? «Prodi non si ricandida, questa notizia di per sé segna un ciclo. Quello in cui, con Prodi alla testa della coalizione, abbiamo impedito un ventennio berlusconiano battendo Berlusconi già due volte; abbiamo salvato la finanza pubblica, abbiamo agganciato definitivamente l’Italia all’Europa; abbiamo praticato parole come Euro, lotta all’evasione fiscale, liberalizzazioni, nuova politica estera, nuova legislazione sul lavoro, ecc. Quel ciclo lo abbiamo affrontato con il migliore equilibrio possibile nel campo del centrosinistra. Vorrei ricordare che il bipolarismo si è aperto nel momento in cui - nella nostra metà campo - c’era una grande frammentazione».
C’è chi rimprovera a Prodi di aver scelto l’equilibrismo per galleggiare... «Un rimprovero che non fa i conti con la realtà. Prodi stesso, in ogni caso, ha visto che quel punto di equilibrio del centrosinistra andava oltrepassato e ha contribuito in modo fondamentale alla nascita del Partito democratico. Da qui devono prendere le mosse i nuovi passi da compiere. Bisogna inserire novità programmatiche, facendo riconoscere però quei grandi nuclei di politiche riformatrici che abbiamo praticato».
Ma Prodi è un impaccio o una risorsa per la campagna elettorale del Pd? «Prodi è il presidente di questo partito e tocca a lui fare al Paese la narrazione di questi anni. A Veltroni tocca riprendere da lì. Sto parlando di contenuti, del messaggio da dare agli italiani. Attenzione, perché nelle cose nuove che dobbiamo dire, magari ci stanno cose che in nuce sono già state espresse. E quando affermo che non bisogna buttar via la parola sinistra, dico - ad esempio - che l’espressione “tutti devono pagare le tasse per pagarne meno” non possiamo gettarcela alle spalle. Questo vale per le liberalizzazioni, per la Tav, ecc. E ciò non rappresenta uno strappo dal prodismo. Quello che serve, in realtà, è un equilibrio tra continuità e discontinuità da declinare nella chiave dell’innovazione».
Veltroni propone di destinare subito l’extragettito ai lavoratori dipendenti, lei è d’accordo? «Spesso ci chiedono se ci dispiaccia lasciare l’incarico di governo. Quello che ci amareggia, in realtà, è aver abbandonato a metà un’operazione di straordinaria rilevanza che avevamo concepito tra marzo e giugno. Un forte intervento sulla fiscalità del salario dei lavoratori dipendenti, accompagnato da misure per il rilancio della produttività. Dico, tra parentesi, che tra qualche giorno presenterò il credito d’imposta sulla ricerca e mi aspetto che il sistema industriale italiano faccia un grande sforzo di innovazione utile alla produttività. Al di là di questo, comunque, noi abbiamo raccolto risorse da finalizzare ad un intervento a favore dei salari. E io ritengo che, se ce ne fossero le opportunità, queste decisioni debbano essere prese. Credo necessario mettere in sicurezza decisioni che possono essere successivamente disperse».
Ministro, l’accusa da sinistra è quella di un Pd che si riposiziona al centro. È così? «Si favoleggia su una sinistra, la “cosa rossa”; su una destra, la Cdl; e su un centro che saremmo noi. Per quel che ci riguarda noi stiamo facendo il partito e il più grande botto d’inizio campagna elettorale sa quale potrebbe essere?».
Quale ministro? «Che sabato prossimo l’Assemblea costituente approvi statuto, carta dei valori, ecc».
E che partito profilano quei documenti? «Un partito che è di centrosinistra - o come piace dire a me il partito di una nuova, grande sinistra democratica - e che riafferma radici popolari, solidali, progressiste, di sinistra, chiarendo che valori antichi vanno serviti con politiche nuove. Credo che questo profilo debba essere messo in evidenza. Visto che ci presentiamo con il nostro volto e nel nome della chiarezza, il “chi siamo” è una cosa piuttosto importante».
E i suoi timori sul “partito liquido”? «Lo Statuto è convincente e il meccanismo che propone risolve il problema. Quando parlai di “partito liquido” partivo dall’Italia. Questo Paese ha bisogno di elementi coesivi, non possiamo continuare a galleggiare sulla frantumazione. Dobbiamo inserire una controtendenza politica, culturale e organizzativa. Lo Statuto consente anche di immaginare una vita dell’organizzazione che selezioni le piattaforme culturali e politiche, cioè i luoghi di discussione delle nuove elaborazioni. Faccio un esempio, sarebbe ben curioso che avessimo fatto il Pd e non riuscissimo a elaborare una nuova dottrina sul tema laici e cattolici. Queste elezioni ci colgono in corso d’opera, ma ci propongono un’opportunità micidiale per presentare un programma per il Paese. Ma anche per delineare un volto, una idealità, una cultura. L’Assemblea costituente del 16 è un appuntamento da non perdere».
Ministro, i sondaggi favoriscono il centrodestra. Lei è fiducioso ugualmente? «Sì, perché la situazione è in movimento. E in quei sondaggi c’è qualcosa che non torna. Il nostro problema è se riusciamo a smuovere gli umori disillusi di questo Paese, che sono molto ampi. Io un po’ l’orecchio a terra lo tengo, e non mi risulta che l’elettorato del centrodestra sia così convinto e animato dalla foto di gruppo dei suoi leader. La Cdl ha molti problemi. Si vedranno, eccome se si vedranno. Per vincere la sfida, in ogni caso, dobbiamo mostrare una grande solidarietà e una grande convinzione unitaria, così come sta avvenendo in questi giorni. Abbiamo la possibilità di avere una leadership espressiva, dobbiamo organizzare una grande coralità e fare in modo che la narrazione sia univoca. Ricordandoci che andar da soli e avere idee chiare non sono necessariamente sinonimi, bisogna lavorare con coerenza perché ciò avvenga».
| inviato da sgconselve il 9/2/2008 alle 19:7 | |
6 febbraio 2008
VELTRONI: SIAMO IL NUOVO DI CUI IL PAESE HA BISOGNO
“L'Italia ha voglia di cambiare, di qualcosa di nuovo. Il centrodestra ha governato per sette anni questo Paese e chi si candida alla presidenza del Consiglio lo fa per la quinta volta. Noi - insiste Veltroni - questo nuovo di cui il Paese ha bisogno possiamo interpretarlo e rappresentarlo”. Il giorno in cui il presidente della Repubblica annuncia lo scioglimento delle Camere e in cui il Consiglio dei ministri fissa le elezioni politiche nazionale per il 13 e 14 aprile, Walter Veltroni annuncia la vera, grande novità dello scenario politico italiano.
Il Pd si presenterà da solo davanti agli elettori. “L'obiettivo non è la solitudine. L'obiettivo è presentare una proposta coerente”. Il segretario, d’altronde, l’aveva detto chiaramente nel giorno in cui la delegazione del partito aveva incontrato il presidente del Senato Franco Marini, incaricato di ricercare una maggioranza per formare un governo in grado di varare una riforma elettorale: “Se non vi sarà la possibilità di cambiare il sistema, il Pd perseguirà comunque questo obiettivo”. E così sarà.
“Tutto il gruppo dirigente – ha detto oggi Veltroni incontrando i giornalisti alla sede di piazza Sant’Anastasia – è d’accordo. In questo momento, nella situazione in cui sta il Paese solo una offerta assolutamente nuova può costituire per chi non ha votato un buon motivo per tornare a votare, chi è indeciso per decidere e chi si è stufato per avere un nuovo bipolarismo”. Il Pd, dunque, si presenterà da solo alle elezioni, sulla base di un programma moderno, riformista e condiviso. No ad alleanze con la sinistra radicale. Sì ad eventuali “convergenze” sulla base del programma “riformista” che il partito metterà a punto.
“Una scelta coraggiosa”, ha sottolineato Veltroni. Un accordo programmatico con la sinistra radicale per le prossime elezioni politiche non è dunque proponibile. “Alla sinistra radicale – spiega – auguro tutto il bene possibile, le nostre sono due strade che continueranno a collaborare a livello locale. Ma a livello nazionale le posizioni sono obiettivamente diverse. Noi diciamo agli italiani che se voteranno per il Pd voteranno per una posizione chiara, univoca, che non dovrà mediare con 18 forze politiche diverse”. Bocciata anche l’ipotesi di ‘accordi tecnici’ al Senato. “Non credo – ha precisato il segretario del Pd – che abbia senso qualcosa che appaia un pasticcio. Gli italiani hanno bisogno di chiarezza”.
Durante l’incontro con i giornalisti, Veltroni non ha omesso di parlare delle gravi criticità che stanno attanagliando il Paese e preoccupando notevolmente i cittadini. La congiuntura economica internazionale è assolutamente allarmante. L’Italia non può aspettare “quattro mesi” per prendere provvedimenti a sostegno dei salari, e quindi della crescita, e per questo motivo il segretario del Pd Walter Veltroni rivolge un appello all'opposizione e alle parti sociali per un patto che permetta di intervenire immediatamente, senza aspettare le elezioni.
“Serve un’iniziativa a sostegno della domanda interna. La Fed (la Banca centrale degli Stati Uniti, ndr) ha tagliato i tassi del 30 per cento e nonostante questo le Borse vanno come vanno”. Un dato che non può non suscitare “allarme e preoccupazione in tutte le persone responsabili”. Dunque, bisogna utilizzare “ciò che il governo Prodi ha accumulato grazie al risanamento finanziario”, bisogna fare in modo che queste risorse diventino oggetto di una “intesa tra le forze sociali" che permetta un “intervento a sostegno dei salari”.
La campagna elettorale, comunque, può considerarsi aperta. Veltroni ha annunciato quali saranno i prossimi passi. Innanzi tutto l’assemblea costituente del partito, che si terrà il prossimo 16 febbraio a Roma. “Al centro – ha detto il leader del Pd – ci saranno i contenuti e i temi della campagna elettorale”. Dopodiché lo stesso Veltroni comincerà “un viaggio in tutta l’Italia che mi porterà in tutte le centodieci province del Paese”. Un viaggio con cui il segretario del Partito democratico spera di “portare un messaggio di speranza e di novità”. Un messaggio con il quale Veltroni cercherà di fare capire che questo Paese ce la può fare, che il Partito democratico ce la può fare. “Yes, we can”. Risponde così il segretario del Pd ai cronisti che gli chiedono se intenda fare suo il lo slogan del candidato alla presidenza degli Stati Uniti Barack Obama
| inviato da sgconselve il 6/2/2008 alle 18:32 | |
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